Arrivi (o Partenze, forse) - 71




C'è un treno.

E sì, c'è anche tutto il mondo intorno, e gli alberi e il mare e le tane dei conigli, ma soprattutto c'è il treno che corre sui binari - una grande zip che tiene tutto fermo.

C'è un treno e c'è un viaggiatore.

Ce ne sono un centinaio per la verità, ma Lui è il viaggiatore perché è l'unico che non sa dove sta andando.
Perché se conosci la meta, allora ti stai semplicemente spostando, se invece ti affidi al caso, al lavorio delle ruote degli ingranaggi, allora lì tu sei un Viaggiatore, per tutta la durata della corsa. Finisce se scenderai.

C’è un treno e c’è un viaggiatore. E c’è una valigia scura.

Ce ne sono a decine, ma solo una è scura come quella valigia, grande e larga proprio come lei.  Non ce n’è una identica, perché questa ha un difetto di fabbrica. Un’ammaccatura sull’angolo in basso, che non gli permette di stare in piedi da sola. E magari sì, ce ne sarà anche un’altra, dello stesso colore, con l’ammaccatura nello stesso punto, grande uguale, gemella in tutto e per tutto, ma non viene stretta dai polpastrelli di un Viaggiatore in quel modo, con la pelle delle dita in solchi piccolissimi – rughe infinite.

C’è un treno e c’è un viaggiatore con una valigia scura. E c’è un quaderno.

A vederlo è un quaderno uguale a mille altri quaderni, ma quello che contiene… quello lo rende unico al mondo. Le righe quasi sorridono, si inclinano ai bordi. È un gesto piccolo, ma se scruti bene, accade che lo puoi vedere. Sembra felice di essere stato macchiato con l’inchiostro, di essere pavimento per quelle centomila parole. È un diario matto: ci saranno sempre fogli bianchi, esso non morirà. La morte non avrà spazi vuoti, sarà solo inchiostro tutt’intorno.

C’è un treno e c’è un viaggiatore con una valigia scura con dentro un quaderno. E c’è un amore.

Sì, perché l’amore ci sta bene ovunque, tu prendi una casa vuota, quattro persone tranquille, e ci soffi dentro l’amore, un respiro dalle finestre, allora sì che tutto cambia, vedi la polvere sparire e il disordine divenire lieto, se bussa alla porta è sempre il benvenuto, perché alla fine con l’amore tutto ritorna in ordine: ogni cosa ha il suo contorno scucito da qualche parte – come di un quadro alla parete, lì da sempre, che viene un giorno messo via; puoi vederci il livido del suo contorno esatto apparire in un niente, dopo.

C’è un treno e c’è un viaggiatore con una valigia scura con dentro un quaderno che narra un amore.
E c’è una vita.

Una vita non è mai uguale alle altre, se non per i pensieri. Sì, magari tutti prima o poi si sposano, o prendono i voti, o ballano – questo è il destino di chi non fa nessuna delle prime due cose; però la differenza tra le vite sta nei pensieri, proprio così; e questa vita  - nel quaderno nella valigia del viaggiatore sul treno - è densa di pensieri, ce ne sono troppi, soffocano, se si potessero scrivere nel cielo la luna non sorgerebbe mai, e il sole sarebbe solo un opaco sbadiglio al mattino.
I pensieri, se troppi, possono far ammalare: l’inchiostro non ci sta tutto e cola dai confini dal luogo in cui nascono; c’è chi crede ancora che sia la testa, ma se io ti dico che non è così, mi credi?

Allora, se ti sporgi dalle finestre di queste lettere, con i gomiti oltre queste tt, tu puoi vederci il treno mangiarsi la velocità, sfrecciare sulle due più belle gambe del mondo, e se ci fai passare tutta la tua pancia, guarderai una finestra aprirsi, mentre tutte le altre rimangono chiuse - un gesto veloce - e riempire di vento una cabina, come una guancia gonfia d’aria, e se ci farai passare anche le ginocchia, scorgerai una valigia affacciarsi, una scura valigia timida, e spalancare le sue labbra al mondo, far scorrere la vita che dimora all’interno, e se passeranno dentro anche le tue caviglie, sempre oltre queste tt, capirai che il diario non è altro che un innumerevole quantità di pagine, che vedrai spennellare di bianco il cielo, volare via.
E se ti sporgi ancora di più, potrai veder quell’uomo sorridere – ma di un sorriso che sembra una resa, di quelli che appaiono soluzioni di una vita; ma se lo farai veramente, allora inciamperai coi piedi oltre queste lettere, e cascherai qui dentro, anche tu.
E ora che sei di carta, potrai vedere il treno frenare, e perfino il viaggiatore, scendere – o forse no.

C’è un treno e c’è un viaggiatore con una valigia scura con dentro un quaderno innamorato che narra  una vita.

E ci sei tu.


2 commenti:

  1. +1

    Adamo De Tremblay

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  2. E' leggere quello che scrivi, viaggiare...
    Comincio per curiosità, finisco come avendo attraversato una storia, un luogo, un tempo.
    (Non ci sono i vari tasti di 'piaciamento', ma li clicco tutti! :) )

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